Volevo già da giorni manifestare pubblicamente tutta la mia avversione per le zucchine.
Già il fatto che qualcuno le chiami zucchine e altri zucchini è motivo di grossa avversione per il più insulso ortaggio che si possa trovare in circolazione, il loro protagonismo poi, che le vede sempre in prima fila in qualsiasi stagione dell’anno, mi crea quella leggera inquietudine che riesco a placare solo acquistando zucchine ogni volta che vado a fare la spesa.
Esteticamente sono degli ortaggi piuttosto simmetrici e ordinati, niente a che vedere con l’oscenità di un sedano rapa che nel sua irregolare sfericità, ostenta una colorazione talmente pallida da suscitare quella pietà che di tanto in tanto mi costringe ad infilarne qualcuno nel carrello della spesa, ma il trasformismo con cui le zucchine si presentano ad ogni cambio stagionale, priva questo ortaggio di quel briciolo di dignità che ogni essere vivente dovrebbe avere.
Grossa e verde scura d’inverno, la bastarda si presenta in primavera piccola e di verde pallido agghindata per giunta con quel fiore giallo sulla testa di cui non ne ho mai compreso l’utilizzo culinario e la cui funzione estetica è immediatamente compromessa dalla cialtroneria con cui la zucchina accudisce il suo fiore lasciandolo appassire quasi subito.
Un specie di ortaggio ermafrodita che se in primavera si presenta come zucchina assumendo sembianze femminili ostentate da quel fiore che pare per conformazione stessa, non chiedere altro che essere riempito, d’inverno lo zucchino si fa grosso e duro lasciando che del suo utilizzo se ne arricchisca la fantasia erotica di molti, fantasia che non può che rimanere tale visto che il bastardo, lo zucchino, è rivestito da una lieve peluria affatto invitante per l’uso che se ne può immaginare.
Vuoi mettere il cetriolo? Quello è leggermente nodoso ma liscio e contorto come solo alcuni pensieri possono esserlo.
Grande, piccolo, dritto o ricurvo, il cetriolo si presta molto più generosamente a soddisfare certe fantasie feticiste che non costringano tra l’altro la fantasiosa massaia che ne ha fatto uso, ad infilarlo nella pattumiera come si troverebbe costretta per buon gusto a fare con uno zucchino.
Il cetriolo, a differenza dello zucchino, è semplice da sbucciare e il suo sapore forte, deciso e amarognolo, lo rende un cibo che solo i palati più esigenti sono in grado di apprezzare, lo zucchino invece no, sia che si presenti nella sua versione femminile che in quella maschile, il suo utilizzo può solo essere di accompagnamento a pietanze ben più saporite ed è per questo che le zucchine finiscono in dadolata in giulienne o a rondelle anziché essere consumate nella loro interezza come un qualsiasi altro ortaggio.
Bollita è l’unico modo in cui la zucchina può presentarsi su un piatto in perfetta solitudine, ma la zucchina bollita è la cosa più deprimente che ti possa capitare di incontrare su un piatto ed è per questo che le mie zucchine, finiscono tutte inutilizzate dentro al cassonetto.
Zucchine, tutta apparenza e niente sostanza.