Stamattina ho incontrato un tipo che mi ha chiesto una sigaretta.
Sudicio, lacero e con le unghie lunghe si è avvicinato e mi ha chiesto se avevo una sigaretta. Ho aperto la borsa, ho cercato il pacchetto di camel light e gliene ho offerta una. L’ho tirata io fuori dal pacchetto perché non volevo che con i suoi artigli laidi toccasse il filtro delle altre sigarette che appoggerò tra le labbra.
Mentre estraevo la sigaretta dal pacchetto, pensavo che avrei anche potuto regalargli quel pacchetto di Marlboro che avevo in fondo alla borsa. Lo avevo acquistato ieri perché non avevo trovato le camel ma non sono più abituata alle Marlboro e il loro sapore è troppo forte.
Ho pensato che potevo anche regalarglielo ma poi non l’ho fatto, gli offerto una sola sigaretta e ho rimesso via il pacchetto.
hai anche da accendere?- mi ha quindi chiesto il tipo con uno sguardo strano come di chi si trovasse tra quei cenci per puro caso. E io ho riaperto la borsa in cerca dell’accendino mentre lui aggiungeva – scusa sai, lo so ti faccio fare tardi al lavoro…..- e io ho sorriso e ho risposto che non avevo fretta come se mi seccasse avere proprio l’aria di quella che sta andando a lavorare e cullando nel contempo l’illusione che anche io potessi apparire casualmente nei cenci sbagliati.
Gli ho acceso la sigaretta con le mie mani, c’era un po’ di vento e ho dovuto usare due mani da accostare alle sue sudice unghie lunghe, poi ho rimesso l’accendino in borsa, ho salutato e ho ripreso a camminare a passo lesto verso l’ufficio con quell’aria da ufficio che non mi piaceva per niente.
Più tardi quando sono uscita dall’ufficio ho preso l’auto sotto la pioggia e mi sono diretta verso la solita corsia preferenziale che faccio ogni giorno.
Ho trovato un vigile che non voleva farmi passare, così mi sono fermata e gli ho chiesto spiegazioni.
Lui non ha detto niente, mi ha solo indicato un’altra strada così ho riprovato con tutta la gentilezza possibile ad informarmi del perché oggi non potevo passare- perché non si può è una corsia preferenziale- .
- Mi scusi, passo di qui ogni giorno perché ho il permesso invalidi che gli sto tentando di mostrare da dieci minuti, i suoi colleghi gli altri giorni mi hanno detto che potevo, mi spiega il perché oggi no?
Come risvegliato da un torpore il vigile butta un occhio sul permesso e mi chiede se l’invalida sono io.
Si, sono io. Si gira dall’altra parte e mi ignora poi ci ripensa.
- e perché lei ha il permesso invalidi?
- Come?
- No…niente…è che pare il ritratto della salute….vada….vada…
Vado, ho l’aria di una sana che va a lavorare.
Questo sono.