Ecco, volevo dire che credo che prenderò una breve brevissima pausa di riflessione. Anzi, per essere più precisa, avrei intenzione di prendere una piccola, piccolissima pausa di irriflessione. O di oblio, di dimenticanza, di apnea, di vacanza, di riposo. Riposo da me stessa e dalle mie parole che ultimamente per vari motivi, sono diventate troppo sfacciate e spudorate per trovare rifugio su questa pagina.
Si tratta della luce del sole, a me piaceva che le mie parole rimanessero un po' in ombra come i miei pensieri, le mie chiappe, i miei progetti e le mie azalee, e invece in quest'estate caldissima mi sono trovata ad espormi troppo al sole con il risultato che i pensieri mi si offuscano e la pelle mi brucia.
Sono stanca, e questo è un dato di fatto, le vacanze incastrate nel quotidiano stancano come le settimane alla Valtour nelle quali per riposarti sei costretto a correre tutto il giorno tra un istruttore di vela e una seduta di yoga e stanca vivere con questo caldo che abbassa la pressione, tappa il naso e ti sottrae energie anche solo per usare il cervello.
Ho il cervello scollegato, lo tengo in caldo sotto al sole e lascio che di lui si esprima l'insenatura creata per la socializzazione nella quale si annidano amici e conoscenze, riposo e pensieri insulsi come i programmi per una serata. Ho il cervello un po' così che in questi giorni si adegua mio malgrado ad una indolenza estiva che non ricordavo da molti anni. Un'indolenza così impertinente che non mi meraviglierei mi conducesse infine a lasciarmi affascinare dal totale riposo.
Sono qui e ho da fare, cose concrete da fare, con le mani e la penna e il cervello e le opere, ma i pensieri li ho già messi in valigia ripiegati ordinatamente tra il costumino e la crema solare.